Cobas Trapani

“Lu travagghiu d’autru nun si senti”

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25 APRILE, GIUSTIZIA E LIBERTÀ!

Pubblicato da cobastrapani su Maggio 1, 2008

Oggi più che mai, l’attualità della Resistenza antifascista e della celebrazione del 25 aprile – giornata della Liberazione – si impongono con forza all’attenzione di tutti.
Sono anni ormai che assistiamo a un arretramento sociale e culturale di tutto il paese, un arretramento che si declina nella deriva autoritaria delle politiche pubbliche, nel dilagare del razzismo diffuso e della violenza squadrista, nel crescere dell’intolleranza e dell’aperta ostilità nei confronti di tutto ciò che non rientra nei canoni della cosiddetta normalità imposti da chi gestisce il potere politico, economico e religioso.
Da vent’anni, buona parte della classe politica si è impegnata in una infame riscrizione della Storia a uso e consumo delle forze più oscurantiste e reazionarie del paese. I fascisti, camuffati e riciclati nei panni di una presunta rispettabilità istituzionale, hanno goduto di una legittimazione fornita proprio dal ceto politico di Centrosinistra in nome di un’improbabile revisione della storia italiana secondo la quale fascismo e antifascismo si equivalgono e, dunque, sarebbe necessaria una riconciliazione con cui dimenticare il passato.
Questo revisionismo storico e politico è stato l’ariete con cui sfondare il tessuto sociale dell’Italia colpendo di volta in volta l’identità di classe dei lavoratori e le radici democratiche del nostro vivere civile plasmando un paese omologato e prigioniero delle sue paure.
Gli attacchi ai diritti dei lavoratori, la precarizzazione strutturale del mercato del lavoro e lo sfruttamento che ne deriva hanno portato alla situazione attuale in cui infortuni e incidenti anche tragici sono sempre più frequenti e la capacità di reazione da parte dei lavoratori è stata gravemente mortificata. Inoltre, la condizione degli immigrati continua a essere segnata da precarietà e repressione, in una spirale infinita di assenza di diritti, ricatto della clandestinità e pesanti discriminazioni. La costante ingerenza delle gerarchie ecclesiastiche nel dibattito pubblico ha trovato una sponda efficace in proposte politiche sempre più orientate a una visione clericale e religiosa del vivere comune fino a mettere in discussione diritti che sembravano consolidati, come quello all’aborto e a una maternità libera e consapevole.
L’ossessione della sicurezza, coltivata per anni per distrarre l’opinione pubblica dalle vere emergenze del paese (disoccupazione, recessione economica, inquinamento, erosione dei diritti, controllo mafioso del territorio), si è concretizzata in politiche improntate alla repressione della diversità, della povertà e del dissenso: inseguendo gli istinti più irrazionali della società, sono stati diramati pacchetti-sicurezza anti-immigrati, sono state varate ordinanze amministrative antidemocratiche, sono stati compiuti rastrellamenti per colpire gli immigrati o i senza casa. Tutti provvedimenti che hanno finito col rendere l’Italia sempre più insicura e violenta, sempre meno democratica e solidale. D’altronde, viviamo in un paese in guerra (Afganistan, Libano, Kosovo) in cui la retorica militarista è tanto invasiva quanto la stessa militarizzazione del territorio, un paese in cui si spendono milioni di euro per armare l’esercito piuttosto che per costruire scuole e ospedali. In questo drammatico scenario, il ruolo degli organi di informazione, veri e propri megafoni dei poteri forti, continua a essere determinante nella distorsione della realtà, nell’allarmismo elevato al rango di normalità, nell’appiattimento culturale verso il basso.
Per tutti questi motivi la Resistenza continua e deve continuare. Perché riteniamo che senza passato non può esserci alcun futuro, ed è per questo che rivendichiamo la forte identità politica e antifascista del 25 aprile contro ogni strumentalizzazione e contro ogni tentativo di svuotare questa data dai suoi contenuti di libertà e giustizia sociale che appartengono al patrimonio civile e democratico di questo paese.
Invitiamo tutta la cittadinanza, le associazioni e tutti coloro che si riconoscono pienamente in questi valori di progresso e partecipazione a scendere in piazza a Trapani, il prossimo 25 aprile, per celebrare questa data nella consapevolezza che la lotta e la mobilitazione permanente per i diritti e la libertà sono i migliori antidoti per stroncare alla radice ogni fascismo, ogni razzismo, ogni ingiustizia.

Coordinamento per la Pace – Trapani
Cobas – Trapani

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Dopu chi si arrubbaru a Santa Chiara ci ficiru la rara di ferru.

Pubblicato da cobastrapani su Ottobre 18, 2007

 

E come nelle migliori “sceneggiate napoletane” ecco il colpo di scena!

Con un comunicato ai Lavoratori di COOP XXV APRILE la UILTuCS ha deciso di disdire l’accordo sindacale aziendale straordinario.
E, il “combattente” sindacato ci tiene a ribadire che non si tratta di un ripensamento dovuto alla mancata concessione dei permessi sindacali.
Beh, ci viene da pensare che “Excusatio non petita, accusatio manifesta” (in italiano “Scusa non richiesta, accusa manifesta”).
Abbiamo trovato degli argomenti molto interessanti nel comunicato de “O’ Sindacato”.
Si parla di discriminazione sindacale, di “disparità di trattamenti fra uguali”, di abusi nella gestione dell’accordo.
Dicono inoltre di non voler continuare a scommettere al buio.
Il verbo “continuare” è già una parziale ammissione di colpa..
Ma analizziamo il documento:

  • Discriminazione sindacale: un Sindacato Confederale che parla di discriminazione?

Lo stesso Sindacato che ha permesso ad un proprio RSA di firmare un documento in cui si affermava che mentre i Cobas scioperavano gli altri erano a lavorare?

Come se lo sciopero fosse una “vendetta” nei confronti degli altri lavoratori e non un mezzo per affermare i propri diritti.

  • Disparità di trattamenti fra uguali: ma non si tratta della stessa UILTuCS che ha fatto avere lo scatto di livello solo al proprio Rappresentante Sindacale Aziendale? E gli altri lavoratori?
  • Abusi nella gestione dell’accordo: UILTuCS ha firmato e ha promosso al referendum dei lavoratori questo accordo “peggiorativo” come se fosse la panacea di tutti i mali. Un accordo che ha “messo le mani nelle tasche” dei lavoratori di COOP XXV APRILE.

Tutta questa storia ci ricorda molto un’opera della tradizione popolare meridionale e per questo ci siamo permessi di riadattare il testo al comunicato diramato da UILTuCS.

Eccolo:

Felicissima sera,
a tutte sti dirigenti ‘ncruvattati
e a chesta cooperativa accussí allèra,
d’uommene scicche e femmene pittate!

Chesta è na trattativa o nu ballo?
Tutte cu ‘e fracchesciasse sti signure…
E i’, ca só’ sciso ‘a copp”o sciaraballo,
senza cercá ‘o permesso, abballo i’ pure!

Chi só’?…
Che ve ne ‘mporta!
Aggio araputa ‘a porta
e só’ trasuto ccá…

Musica, musicante!
Fatevi mórdo onore…
Stasera, ‘mmiez’a st’uommene aligante,
abballa o’ sindacato zappatore!

No, signore dirigente…
sentite a me, nun ve mettite scuorno…
Io, pe’ ve fá o’ sindacalista, aggio zappato
e stó’ zappanno ancora, notte e ghiuorno!

E só’ duje anne, duje,
ca nun scrive nu rigo o’ sindacato mio…
Si ‘ossignuría se mette scuorno ‘e nuje…
Pur’i’ mme metto scuorno ‘e …’ossignuría”

Chi só’?!
Dillo a ’sta gente
ca i’ songo “come” nu parente
ca nun ‘o può cacciá…

Musica, musicante!
ca è bella l’allería…
I’ mo ve cerco scusa a tuttuquante
si abballo e chiagno dint’a cooperativa mia!

A cooperativa toja se ne more…
‘O ssaje ca cooperativa toja more e te chiamma?
Meglio si te ‘mparave zappatore,
ca ‘o zappatore, nun s’a scorda ‘a cooperativa!

Te chiamma ancora: “Gioja”…
e, arravugliata dint”o scialle niro
dice: “Mo torna, core ‘e cooperativa soja,
se vene a pigliá ll’ùrdemo suspiro…”

Chi só’?
Vuje mme guardate?
Só’ ‘o sindacato…i’ sóngo ‘o sindacato…
e nun mme pò cacciá!…

Só’ nu fatecatóre
e magno pane e pane…
Si zappo ‘a terra, chesto te fa onore…

Addenócchiate…e vásame sti mmane!

Lavoratori Cobas COOP XXV APRILE

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A liggi è uguali pi tutti ma cu av’i ‘u putiri si nni futti.

Pubblicato da cobastrapani su Ottobre 5, 2007

COOP XXV APRILE ha rappresentato per le province di Trapani e di Palermo una risorsa per centinaia di famiglie e una fonte di rinascita per tutto il territorio interessato.Il sistema Cooperativo ha rappresentato una novità nella gestione dei beni e delle risorse e non smetteremo mai di dirlo.Ma quando la gestione di questo bene prezioso diventa “altro” non possiamo esimerci dal denunciare le irregolarità che fanno male ai lavoratori e quindi all’ azienda stessa.
L’approvazione di un accordo straordinario “peggiorativo”  aziendale e sindacale, avvenuto più di un anno fa, ha scritto una brutta pagina nella storia di COOP XXV APRILE.
Una storia fatta di rinunce da parte dei lavoratori, l’impoverimento di centinaia di famiglie e, cosa ancor più grave, il sistematico tentativo, in alcuni casi andato in porto, di lasciare all’oscuro gli stessi lavoratori negando loro il diritto all’informazione e alla tutela.
I sindacati confederali dovrebbero ricordare che i dipendenti non esistono solo per le quote mensili sindacali.

I Lavoratori vanno informati e formati.

Abbiamo scoperto il grado di disinformazione nel quale vivevano i dipendenti del punto vendita di Ma zara del Vallo.
Ignoravano persino la possibilità di usufruire di ore di permesso accumulate ed erano all’oscuro delle nuove  disposizioni che riguardavano l’orario di lavoro.
Per questo esprimiamo tutta la nostra solidarietà ai 7 Lavoratori che hanno deciso di abbandonare, attraverso le dovute disdette, la UIL.
Ma ritornando all’orario di lavoro, altrettanto strana è la condotta, a Trapani,  di chi ha la mansione di organizzare il lavoro.
Assistiamo ad una palese violazione dell’accordo straordinario sindacale aziendale che tanto ha voluto la dirigenza di COOP XXV APRILE.
E così, in barba agli articoli 4 e 5 dell’accordo “bidone”, a Trapani non esiste né un piano mensile degli orari di lavoro né la rotazione settimanale.
Inoltre, la consegna del piano settimanale di un reparto in particolare avviene, il più delle volte, il sabato pomeriggio, impedendo, così, ai lavoratori l’organizzazione del proprio tempo libero.
Abbiamo notato che la gestione del punto vendita di Trapani subisce delle variazioni dei diritti a seconda del responsabile di turno.
Stanno trasformando la “nostra” COOP in una “putìa” (bottega)!
Qualcuno ci ha ricordato che “noi abbiamo fatto la nostra scelta” ma, consapevoli che la nostra scelta rappresenta una forma di lotta per i diritti di tutti e non una “condanna” alla discriminazione continuata, ci chiediamo:

La dirigenza di COOP XXV APRILE vigila su quanto accade ai lavoratori?

La dirigenza di COOP XXV APRILE, che attraverso i nostri comunicati apprende quanto accade, perché non fa nulla?

Lungi da noi pensare che questa storia fatta di discriminazioni sia “avallata” da chi ha l’obbligo di tutelare azienda e lavoratori, ma le stranezze che avvengono meriterebbero dei chiarimenti e non il solito silenzio che ci riservano i “dipendenti” che sembrano pesare più di noi.

E quel “fresco vento del Nord”, che ci ha rinfrescati con certe scelte di dubbio gusto, si sarà, forse, “adeguato” al caldo scirocco siciliano che, come una coltre, soffoca?

Ringraziamo alcuni colleghi per la solidarietà dimostrataci.

Nella nostra terra qualcuno direbbe: “A liggi è uguali pi tutti ma cu av’i ‘u putiri si nni futti.”

Traduzione: “La legge è uguale per tutti ma chi ha il potere (di gestire i lavoratori) se ne frega”

I Lavoratori  Cobas di COOP XXV APRILE

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MAURO E’ VIVO!

Pubblicato da cobastrapani su Settembre 26, 2007

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CIAO MAURO – VI edizione

Pubblicato da cobastrapani su Settembre 25, 2007

CIAO MAURO!

Diciannove anni dall’omicidio di Mauro Rostagno.
Uno dei tanti, troppi misteri della storia repubblicana, un delitto imperfetto nella sua ricostruzione e nella ricerca della verità, sempre troppo lacunosa e parziale. Un continuo susseguirsi di depistaggi, di ambiguità e di tentativi di seppellire tutto sotto la coltre delle archiviazioni giudiziarie.
Mauro Rostagno era un personaggio scomodo, un giornalista che aveva conquistato la fiducia e l’ascolto dei trapanesi, un popolo da troppo tempo piegato dalla paura e dall’omertà. Difficilmente etichettabile, Rostagno lottava contro la mafia ma senza essere “al servizio dello stato”.
Grazie a un linguaggio semplice e libero, denunciava il malaffare, la cattiva amministrazione della città e, più in generale, l’esistenza di un sistema di potere tanto marcio quanto consolidato. Sfidava la mafia e i padroni della città col coraggio dell’inchiesta e con il piglio dissacrante dell’ironia, come quando si punta il dito contro il re nudo.

L’indignazione morale che aveva scosso Trapani all’indomani della morte di Rostagno, si è via via affievolita con il passare degli anni, e questa città è tornata a chiudersi a riccio, refrattaria a qualunque istanza di progresso civile e sociale.
Oggi, a Trapani e in questa provincia, così come in tutta la Sicilia, la mafia continua a tenere ben salde le redini dell’economia, della vita pubblica e amministrativa, attraverso la spartizione di cariche e appalti, attraverso le intimidazioni, il racket, la speculazione edilizia, il capillare controllo sociale.
La disoccupazione e il lavoro nero continuano ad affliggere questo nostro territorio, così come gli incidenti sul lavoro e le morti bianche, sempre più frequenti. Questi sono gli effetti delle ingiustizie quotidiane che subiscono i lavoratori, mentre i padroni e gli imprenditori di questa città dimostrano continuamente di saper sfruttare e licenziare le persone senza tanti complimenti.
E mentre Trapani arranca nel suo degrado culturale e politico, il dibattito pubblico sulle sorti della città continua a essere dominato da argomenti strumentali e pretestuosi, come l’infinita questione dell’autorità portuale che rischia di essere soppressa. Evidentemente, la legalità e il rispetto delle norme sono valori che vanno bene solo quando fanno comodo: così, quando per i lavori al porto in occasione delle regate della Louis Vuitton Cup furono realizzate opere scriteriate, devastanti e al di fuori di ogni normativa, il sequestro dei cantieri da parte dell’autorità giudiziaria fu accolto dalla classe dirigente cittadina come un intollerabile attacco da parte di una magistratura ostile.
E oggi, la stessa classe dirigente tenta di difendere l’indifendibile, ovvero il mantenimento di un baraccone improduttivo come l’autorità portuale istituita a suo tempo sulla base di dati imprecisi e probabilmente gonfiati, e sulla cui vicenda c’è addirittura un processo penale in corso.
Eppure, il senso di impunità di chi detiene il potere va oltre ogni ragionevolezza e, tra una regata e l’altra, viene coltivata l’illusione che il riscatto di questa terra passi attraverso l’immagine patinata di una città-cartolina dove i poveri sono sempre più poveri e i ricchi sono sempre più ricchi.

A diciannove anni dalla morte di Mauro Rostagno, ci ritroveremo ancora una volta insieme, nella sesta edizione del nostro piccolo omaggio a questa persona che ha dato tutto per questa nostra città.
È un’occasione preziosa, così come negli anni passati, non solo per tenere viva la sua vicenda umana e professionale, ma anche e soprattutto per fare il punto su Trapani e le sue prospettive di cambiamento.
Lo faremo nel cuore del centro storico, nella parte vecchia della città meno illuminata dai riflettori della mondanità ma non per questo meno affascinante e degna di essere vissuta.
Invitiamo i cittadini, i giovani, gli studenti, le associazioni che operano nel territorio per una serata all’insegna della socialità e della vita, il modo migliore – secondo noi – per ricordare Rostagno e il suo amore per la nostra Trapani.

Coordinamento per la Pace – Trapani
Cobas – Trapani

CIAO MAURO – VI edizione

SABATO 29 SETTEMBRE 2007, dalle ore 20,00
Via Menandro (fronte ingresso chiesa San Pietro) – TRAPANI

PROIEZIONI, DIBATTITI, MOMENTI DI SOCIALITÀ, MUSICA DAL VIVO

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Tu chiamale se vuoi… SOSPENSIONI!

Pubblicato da cobastrapani su Settembre 17, 2007

I democratici ed affettuosi dirigenti di COOP XXV APRILE continuano a riempire di “attenzioni” i lavoratori Cobas.
E così, dopo i 10 giorni di sospensione inflitti a due dipendenti Cobas lo scorso dicembre, ecco pronto un altro provvedimento disciplinare (altri 10 giorni) per un altro lavoratore Cobas.
Tutte queste attenzioni ci soffocheranno…
Ma facciamo un salto indietro.
Nell’ultimo anno abbiamo informato tutti i lavoratori di quanto sarebbe accaduto e di quanto è accaduto con l’applicazione di un certo accordo straordinario.
Lungi da noi far rivivere il mito di Cassandra, la profeta inascoltata, ci rivolgiamo ai lavoratori di COOP XXV APRILE: vi siete accorti di quello che si è realizzato?
Hanno applicato un accordo peggiorativo con la complicità di CGIL-CISL-UIL.
Hanno aumentato il monte ore settimanale.
Hanno aumentato la flessibilità.
Hanno peggiorato la qualità della vita delle nostre famiglie.
In barba agli slogan che vediamo ogni giorno, gli stessi slogan che ci ricordano quanto COOP sia solidale, beh, i dirigenti trattano i lavoratori come merce, come pacchi da poter spostare a loro piacimento (alcuni Lavoratori Cobas sono stati più volte trasferiti, in questi mesi, presso i punti vendita di Carini, Alcamo, Mazara del Vallo) con incarichi “temporanei” della durata di mesi.
Paradossalmente, dopo l’applicazione dell’ accordo peggiorativo in quasi nessun punto vendita della distribuzione vengono applicate le nuove disposizioni sull’orario di lavoro.
Questo causa una differenza di ore lavorative che i dipendenti devono “dare” all’azienda con un conseguente esubero di personale.
Si arriverà, forse, alla MOBILITA’ ?
E non ci riferiamo certo alla “mobilità” (i trasferimenti) cui sono sottoposti i Cobas!
COOP XXV APRILE è un patrimonio per questo territorio, una risorsa per centinaia di famiglie.
L’attuale dirigenza sta “snaturando” il concetto stesso di Cooperativa incrementando la differenza di status tra “sfruttati” (i lavoratori) e “privilegiati” (i dirigenti).

Nella nostra terra qualcuno direbbe: “Lu travagghiu di l’autri un si senti
Traduzione: “Il lavoro degli altri non si sente”

Lavoratori Cobas COOP XXV APRILE

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